Senza troppe pretese! Herald è italiano

Herald è uno di quegli amici che, magari rompendo un silenzio di settimane, un giorno ti tempestano di e-mail ed SMS. E’ dimostrato che, con questi nuovo sistemi di comunicazione interpersonale, l’overdose è pericolosissima, nei confronti della soglia di attenzione, che, ad un certo punto, cala, e ti fa perdere magari l’ultima notizia, quella più importante.Diceva la sua ultima e-mail di Lunedì sera: domani presto giuramento per la cittadinanza Italiana.. :), ma era un Post Scriptum di una e-mail contenente tante altre notizie…per cui, stava per passarmi inosservato, ma, fortunatamente, lo ho preso per la coda….
E così, stamattina, mi reco in Piazza Unità d’Italia, dove ha sede il Municipio, e, da un portoncino del pianoterra, con accesso dalla piazza, mi trovo nel locale normalmente adibito ai matrimoni civili. Non c’ero mai stato e – per quanto mi riguarda – spero di non ritornarci. Entrando, riesco a malapena a bloccare un bambino che stava fuggendo alla madre, che evidentemente aveva appena “giurato”, ma ne aveva altri tre da controllare, ed era desolatamente sola, nel senso di “senza un italiano/senza un immigrato, al suo fianco. Dopodiché, nella saletta, c’era Herald; anche lui solo, perché i suoi genitori si trovano in questi giorni a Tirana.
La cerimonia (per così dire) è stata stringata ed essenziale che più non si poteva, davanti ad una impiegata dell’Ufficio Stato Civile, bardata di fascia tricolore, alla quale Herald ha letto la formula del giuramento, sottoscrivendola assieme ad un altro documento meno formale, ma più burocratico. L’impiegata gli ha fatto dono di una Bandiera italiana e di una copia della Costituzione, io tento di fare qualche foto, e tutto finisce là.
Io, che di giuramenti – da militare – ne ho fatti due, non posso far a meno – a quel punto – di soffermarmi su quanto sia singolare (per non dire di più) la procedura che mi si è appena svolta davanti agli occhi. Ho pensato che sì, in effetti, non è un male che, a chi chiede, ed ottiene, di diventare cittadino italiano, si pretenda un giuramento di fedeltà e di impegnarsi ad osservare la Costituzione e le leggi.
E’ un modo di cautelarsi – molto platonico – che lo Stato ha scelto per i suoi nuovi cittadini. Omettendo un particolare di non poco conto: ai cittadini italiani “normali”, quelli per nascita, tanto per intenderci, ciò non viene mai chiesto, nell’arco della loro vita, a meno che – come recita l’art. 54 della Costituzione – non vengano loro “affidate funzioni pubbliche”. Nessuno gli mette in mano la Costituzione, nessuno gli consegna una Bandiera, “oggetto” ormai molto bistrattato, basta farsi un giro sulle Rive, a vedere dei “drappi” oscenamente logori e stinti, che penzolano davanti ad – anche importanti – uffici pubblici. E’ una cosa che mi fa imbestialire, pensando all’impressione che ne ricaveranno i molti stranieri che vi passeggiano, ed anche i nuovi italiani. Ma dove siamo finiti?
Usciamo dalla “saletta matrimoni”, una breve diagonale della piazza, ed andiamo a rintanarci al Bar Audace, dove normalmente ci vediamo per parlare dell’Albania.
Sono curioso di chiedere ad Herald cosa abbia provato: emozione? “Si, un poca, ma molto di più quando ha giurato mio padre….”. In effetti, si era alla fine di un percorso molto più tribolato: alto dirigente statale in Albania, nel 1990 decide, come tanti, con i primi visti, di mollare tutto e di tentare una nuova vita, in Italia, a Trieste, forse perché qui arrivava il famoso traghetto da Durazzo che tutti abbiamo visto in televisione, ma anche per legami parentali preesistenti. Avevo avuto la fortuna di apprendere, da ragazzo, il mestiere di falegname, ne farà tesoro a Trieste, e riuscirà ad imporsi, è proprio il caso di dire, con le proprie mani, ed a far stare normalmente bene una famiglia.
Herald ha studiato architettura: ha preso la laurea Triennale con una tesi sulla progettazione dell’edificio sede della Banca Nazionale d’Albania, a Tirana, progettato dal triestino Vittorio Ballio Morpurgo, ed ora sta per terminare quella Magistrale, con una tesi sulle abitazioni tradizionali albanesi. Ben altri problemi immobiliari lo attendono a Tirana, nel quadro del processo di restituzioni e compensazioni attuato dal governo albanese dopo la caduta del comunismo.
“La prossima volta che andrai a Tirana – ho detto a Herald – guarda che all’aeroporto dovrai fare la “coda” più lunga; sono infatti sempre meno i cittadini “soltanto” albanesi, e sempre più quelli comunitari. Anche questo è andare verso l’Europa.

 

 

Scritto da Paolo Muner

http://www.paolomuner.com

 

originale: http://www.albanianews.it/wp-content/uploads/wp-post-to-pdf-cache/1/2284-come-diventare-cittadino-italiano.pdf

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