Fratelli d’Albania…

Di Paolo Muner
Manco da questo “blog” praticamente dal primo giorno, quello del Giuramento di Darina; e l’occasione che mi ci riporta oggi è di quelle, diremmo, della “stessa serie”, solo che – Darina non me ne voglia – questa è enormemente più “importante”.
Parliamo di calcio? No, di tutt’altro…
FRATELLI D’ALBANIA
Uno dei luoghi comuni – giornalisticamente – più abusati, a proposito dell’”utilizzo”, da parte degli italiani, dei due sommi simboli nazionali (l’Inno e la Bandiera”), ci ricorda come tali valori vengano purtroppo “rispolverati” solo in occasione – ahimè – della partite della nazionale di calcio.
Il che è terribilmente vero.
Sarà frutto di mezzo secolo di lavorio sotterraneo (nemmeno tanto…..) di una certa intellighenzia di parte, sarà che – magari sbagliando – ci portiamo addosso qualche senso di colpa, e qui sarà anche che siamo pure un po’ “fessi”, perché , senza andare molto lontano, abbiamo dei vicini europei che ne hanno combinate ben peggio, e vanno in giro per il mondo, non da oggi, ma da subito dopo la guerra, sempre a “testa alta”, fatto sta che in Italia, quei due simboli, Inno e Bandiera, a volte sembrano orpelli scomodi.
E, tutto sommato, bistrattati: bandiere esposte sulle facciate di edifici pubblici, anche sedi di istituzioni importanti, logori, stinti e strappati e, per quanto riguarda l’inno, va bene se i più (compresi i nostri ex-campioni del mondo super pagati) ne conoscono le prime due strofe (e lasciamo perdere quanto ne conoscano il vero significato); per non parlare del titolo, anzi dei titoli, perché, anche lì , siamo stati capaci di complicarci la vita.
Ma se, per vedere bandiere fiammanti (come quelle di cui parla Enest Koliqi in Tregtar Flamujsh) e sentire cantare l’inno nazionale a squarciagola, bisogna aspettare le partite della nazionale di calcio, le cose non vanno – negli ultimi anni – nemmeno troppo bene.
A meno che……a meno che non ti capiti di essere a Genova, Stadio “Luigi Ferraris”, Lunedì scorso, letteralmente gremito di migliaia di tifosi albanesi.
Si giocava, in amichevole, Italia – Albania, pare fosse addirittura la prima volta che le due nazionali si incontravano, nella pur ultracentenaria storia di rapporti tra i due stati…; dopo l’esecuzione dell’ “Himni i flamurit”, cantato in coro da un popolo intero che – si è visto dal labiale – lo conosceva perfettamente dalla prima all’ultima strofa, è stata la volta dell’”Inno di Mameli” (o Canto degli Italiani). E qui è successo quello che non esiterei a definire un fatto storico: accanto a poche migliaia di italiani, 10/15 mila albanesi lo hanno intonato anch’essi, come fosse la cosa più naturale del mondo, con una differenza, però, che, cantando quell’inno, addobbati di bandiere e simboli tricolori di ogni tipo (compresi tatuaggi sul viso) accanto a quelli – propri – kuq e zi, essi non intendevano manifestare il proprio affetto verso la “squadra del cuore”: quello lo avevano già fatto pochi minuti prima, intonando l’inno albanese.
La loro partecipazione all’inno italiano è stato un vero atto di amore verso l’Italia, perché, come ha felicemente scritto Durim Lika “Gli albanesi d’Italia…..quando sentono l’inno italiano è come una seconda madre che ti ha cresciuto e che ti sta vicino per 20 anni.”
In Italia – che si ricordi – non era mai accaduto qualcosa di simile!

8 risposte a "Fratelli d’Albania…"

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  1. da sempre un amore bellissimo quello italo-albanese (anche se francamente, ultimamente, più albanese) ma come in ogni coppia, ci sono momenti in cui l’amore di uno supera l’altro, cosi anche questo, in momenti diversi, sarà cosi.

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    1. Patjeter, Helsi, la tua metafora è bellissima e perfettamente calzante alla circostanza. Non hai aggiunto che, dall’amore, nascono i bambini……e sono quelli (molti erano già allo stadio) che cementeranno sempre di più questa unione…Non mi riferisco limitatamente ai figli di coppie miste, ma anche, e soprattutto (per cerrt versi) ai figli di coppie albanesi, perché, da anni, ho visto e sentito (talvolta “origliando” involontariamente dalle cabine dei traghetti, o negli aeroporti), come le mamme albanesi ci allevino i nostri futuri concittadini. Quella “educazione civica” di vecchio stampo che mi pare sia scomparsa dalle nostre scuole elementari….

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  2. Concordo appieno e mi compiaccio per la sintetica freddezza con cui le ha cantate a noi italiani. Semmai mi permetterei di essere più indulgente verso i nostri calciatori che negli ultimi anni hanno mostrato di crederci sul serio.
    Ma il vero spettacolo, ma non è una sorpresa per chi li conosce a fondo, sono stati i “fratelli albanesi” che hanno commosso e dato lustro ai loro sentimenti di onore e di dignità. Farebbero bene a ricordarsene tanti “fratelli d’Italia” quando generalizzano sugli albanesi e l’Albania che per la maggior parte rimangono degli illustri sconosciuti!

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  3. Grazie, Eccellenza, per le Sue belle parole e le Sue puntualizzazioni. Mi rendo conto che – per eccesso di entusiasmo – non sono riuscito a dire tutto quello che avevo in mente. Per esempio, una grave dimenticanza: ho dimenticato di citare la mia cara amica Keda Kaceli, che si è fatta promotrice della grande iniziativa “Non c’è fango che tenga”, facendosi portavoce, insieme al pluricampione Stefano Tacconi, di un appello per una partecipazione di massa alla partita di tutti gli amici albanesi e di unirsi all’iniziativa delle t-shirt firmate dalla star del calcio, per poter dare un contributo concreto ai fratelli italiani in difficoltà. Shume faleminderit , Keda !!!!!

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