Agon Italia, da Caprarica alla sede dell’albeggiante canale tv.

Una solita giornata da “giornalista” freelance.

Mi trovo davanti all’ingresso della sede della giovane rete televisiva Agon Channel Italia. Mi avvicino al portone, parlo con la guardia dell’edificio, mi presento e vengo accompagnata all’interno della redazione di Agon Channel Italia che risiede soppalcata a quella madre, albanese.

L’anno scorso ero andata a conoscere i preparativi per il lancio rimanendo colpita dall’entusiasmo che trasmettevano i giovani collaboratori italiani chiamati alla riuscita del progetto. Avendo portato a casa le dichiarazioni del direttore esecutivo Marco Olivieri ( vedi Tirana 1,2,3 in onda Agon Italia) mi soffermai questi mesi ad osservare lo sviluppo di quanto promesso.

Ma, dopo le dichiarazioni di Antonio Caprarica ( ex direttore news di Agon Channel), di come la struttura per la produzione italiana fosse fatiscente, incoerente con l’ambizione del produttore. Di come, secondo l’ex corrispondente Rai, gli operatori fossero sfruttati ed il prodotto finale da presentare al pubblico dello stivale non potesse essere migliorato in condizioni cosi precarie, la curiosità di indagare e capire meglio le sue accuse mi spinse ad accertarmi di quanto lui ha dichiarato e di documentare la realtà lavorativa della sede.

Ebbene sì, la redazione italiana risiede appunto, nell’imponente soppalco ricavato in altezza all’interno di quella fortunata dell’aquila bicipite. Sono una decina di scrivanie comunicanti, come in tutte le redazioni giornalistiche. Quella del direttore a fronte tutti per poter comunicare, riunire e progettare la giornata.

Gli studi a disposizione per la registrazione dei programmi sono solo tre per entrambe le reti. Gli operatori che concorrono allo sviluppo del palinsesto sono gli stessi. Le camere di regia non sono mai vuote ed a fatica incastrano i tempi tra un prodotto riferito al pubblico albanese e quello italiano. I montaggi dei programmi italiani invece avvengono in separata sede. Come dichiarato da Caprarica, all’interno dei contener  sistemati nell’area parcheggio della sede televisiva o meglio delle sedi televisive. Perché è sicuramente vero che tra di loro vi sia una collaborazione/invasione di spazio ma è altrettanto vero che l’una senza l’altra, da quanto me accertato, non potrebbero esistere.

Per la precisione i contener sono insonorizzati, riscaldati e ventilati. Dotati di tutte le apparecchiature necessarie per il montaggio del prodotto finale.

“E’ un esperimento che ha bisogno di prendere le misure,- dice Juli Binjaku, giornalista albanese e colonna di supporto per entrambe le reti,- e nessuno di noi prima poteva conoscere i limiti, le difficoltà e le possibilità di riuscita. E’ facile giudicare prendendo in esempio grandi strutture di televisioni ed affermate italiane e/o albanesi, ma nessuno considera l’ambizione e la grinta che questa nuova rete, soprattutto italiana offre al pubblico e l’opportunità a noi collaboratori di costituire le fondamenta e di solidificarle facendo crescere la struttura e sviluppandoci insieme . E’ una opportunità unica, – continua Juli,- per i giovani giornalisti ed operatori che hanno voglia e capacità di crescere. Siamo tutti alla ricerca del nuovo, ci lamentiamo di continuo di non trovare spazio di sviluppo all’interno di grandi televisioni, di non essere presi in considerazione nelle nostre idee innovative e di essere sottopagati. Ma con Agon, nonostante le difficoltà tipiche di una rete in rodaggio (soprattutto quella italiana) abbiamo dimostrato che si può dare spazio all’innovazione, si può mettere in piedi una rete in corrispondenza e farla crescere stimolando il desiderio e l’ambizione di giovani giornalisti”

Gli operatori, i cameramen, i supporti tecnici li trovi sempre tra le mura della sede in attesa di continui spostamenti sul loco della notizia da cogliere. Sono intercambiabili e professionisti del loro mestiere. La maggior parte di quelli incontrati provengono da altri canali principali dei media televisivi albanesi. Ragazzi e ragazze giovani che riconoscono il bisogno di un allargamento della struttura e di una organizzazione più definita delle due reti ma che ti contagiano con la loro grinta portando l’attenzione su quanto fatto fino ad ora.

Vige un frenetico entusiasmo all’interno delle redazioni. Un via vai di persone comuni, di professionisti ed anche dilettanti di tutte le età che offrono la loro immagine, l’esperienza di vita, di lavoro, la loro formazione culturale e professionale partecipando agli infiniti casting messi in piedi dalla redazione italiana. La ricerca di calciatori, di modelle, di bodyguard e diverse altre figure uniti dal desiderio di offrire il nuovo. Qualcosa che in Italia non si era ancora offerto. E non stupisce infatti, che tutti, soprattutto giovani giornalisti italiani, siano disposti allo spostamento permanente in Albania pur di trovare lo spazio che permetterebbe a loro di mettere in risalto la loro preparazione e le loro facoltà. Ne sono un esempio, Tommaso Mattei e Giorgia Orlandi, giovanni con comprovata esperienza giornalistica, anche internazionale, che hanno lasciato famiglia ( Mattei moglie e figli) per conseguire la loro crescita professionale mettendosi a prova di facoltà a fianco del responsabile della redazione sportiva di Agon Channel al quale, dopo l’abbandono di Caprarica è stato affidato la direzione della redazione News, Giancarlo Padovan, giornalista professionista dal 1982, editorialista, opinionista nonché docente universitario. Nel suo curriculum troviamo anche collaborazioni con il quotidiano “La Repubblica”, “Il corriere della Sera”, “Il Fatto Quotidiano”  ed innumerevoli presenze in autorevoli trasmissioni sportive delle grandi reti italiane.

Visto da fuori, da chi si trova lì solo per documentare, appare tutto molto suggestivo e disorganizzato. Giudicando dal lancio fatto a Milano della rete Agon Italia in tanti hanno immaginato, grazie anche alla presenza di figure come Simona Ventura, che la sede della rete fosse un colosso di immagine. Quella è l’ambizione! Quella è la prospettiva!

Nuovi studi in costruzione che permettano una migliore suddivisione degli spazi tra le omonime reti albanese ed italiana. Nuovi collaboratori chiamati ad offrire la loro preparazione. Una rete logistica in continuo sviluppo, un palinsesto aggiornato, diritti di immagine in trattativa e la costante consapevolezza di poter crescere.

Chiedere oggi, a meno di tre mesi dalla nascita della rete italiana, che Agon sia competitiva ed impeccabile sarebbe non riconoscere il lavoro quotidiano che tutti i giornalisti ed operatori sono chiamati a fare.

Non esiste una pillola magica, niente trucchi e niente miracoli. Esiste la tenacia, la preparazione, l’incentivo che ti porta a migliorare. Osservando le decine di giornalisti italiani concentrati davanti ai loro computer, presi da mille telefonate per cogliere la notizia,organizzando il palinsesto, selezionando le immagini ed i video, si nota come corrono sotto-sopra tra le due redazioni, discutendo con i loro colleghi albanesi su come costruire e migliorare i programmi. Si coglie la loro dedizione e passione per questo progetto che li ha portati oltre mare lasciando famiglia, amici e lavori “fissi”, e dovrebbe insegnarci, aldilà dell’interesse economico di un editore, che l’Italia ha sete di incoraggiamento. Che i costi per la costruzione di una struttura ed il suo mantenimento affaticano e sacrificano la crescita dei nuovi giornalisti.

La maggior parte del pubblico non sa che nello stivale un articolo viene pagato anche solo 5 euro, e tante, troppe volte non viene retribuito affatto. (vedi Vesti da blogger) Il pubblico ignora, e non certo per colpa sua ma per il sistema burocratico, quello tassativo e di favoreggiamento che affligge l’Italia, che tantissimi giovani giornalisti e aspiranti tali all’interno dello stivale non trovano spazio poiché la redazione non si può permettere di pagarli oppure non sono figli di privilegiati.

Si giudica sempre il prodotto finale. La nostra società ce lo ha imposto nel tempo e sempre meno analizziamo il percorso di un prodotto, di una immagine e di un risultato.

Il lavoro di un giornalista, il dare vita ad una rete, la ricerca, l’analisi di un fatto e la certificazione delle fonti, il presentare la notizia al pubblico accolto da uno studio televisivo che trasmetta serietà e ponderazione, non è misurabile e valutabile all’interno dello spazio di una trasmissione televisiva.

Vi è sicuramente bisogno di un allargamento di strutture e di nuove collaborazioni all’interno di Agon. Manca la facoltà di trovarsi sul pezzo con una troupe propria in loco italiano. Sicuramente la logistica chiede accorgimenti, ma Mediaset non nacque quella di oggi, LA7 neanche.

Direi, che per giudicare questo progetto dovremmo aspettare almeno la prossima stagione autunnale quando il quadro delle possibilità e di difficoltà sarà più chiaro. Quando si prenderà atto di ciò che si può fare, che si deve e di ciò a cui bisogna rinunciare.

Per adesso, dopo la mia breve permanenza tra le due redazioni, posso testimoniare la veste di euforia da cui sono pervasi i collaboratori, la chiarezza sull’obbiettivo da raggiungere e gli investimenti in atto per migliorare il lavoro di gruppo.Tutti incentivati sulla crescita professionale e la non meno importante, quella economica.

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