Outing

Per chi come me nella dittatura ci ha “solo” passato l’infanzia, ha “pochi” ricordi del terrore in cui le persone vivevano la loro quotidianità. Ciò che non conosci, non può mancarti. Ed io, conoscevo una realtà fatta di organizzazioni di quartieri, le quali ci insegnavano la pulizia della cosa pubblica, cantare alla Madre Patria, ringraziare ed ammirare il Partito con il suo mentore illuminato, Hoxha. Ricordo che giungere alla terza elementare con i voti  migliori era un orgoglio non solo per la famiglia , ma per l’intero palazzo. La mia foto esposta a scuola, insieme a quella del mio gemello, affianco a quella di mia sorella (giunta 10 anni prima di me), e mio fratello Artur ( 7 anni prima). Facevo parte della tanto desiderata classe sportiva (klasa sportive). Non fatevi ingannare, non sarei diventata un’atleta. Per il dittatore lo sport era significato di dignità. Persona allenata, rispettosa delle regole, del proprio corpo, istruita alla collaborazione, sempre pronta a dare se stessa per il Partito.  Fare parte di quella classe avrebbe reso me una compagna di Partito migliore. Da lì, con ulteriori buoni risultati avrei potuto guadagnarmi il titolo di “Pioniera”. Lo guadagnai…pochi giorni dopo il regime cade. Dopo di che, mi trovai una bambina senza più riferimenti. Niente più ginnastica alle 7:50 prima dell’ingresso a scuola. Niente più inno cantato a squarciagola da tutti gli alunni, di tutte le classi, messi in fila per ordine di altezza, controllati per la pulizia, ordine dei vestiti, dell’uniforme della scuola, lo zaino in ordine. Niente più ringraziamenti alla Patria, elogio al dittatore, persino il silenzio, tanto bello tra le mura della scuola sparì. Chissà perché, la mappa dell’Albania disegnata in calce nella mia classe, un bel giorno divenne un bersaglio per piccoli teppistelli che nacquero con l’avvento della democrazia.  Giocare diventava sempre più un rebus. Ci inventavamo giochi e spazi immaginari. La libertà tanto desiderata che aveva portato alla caduta del regime aveva travolto ogni dimensione. Chiunque si sentiva in diritto e libero di fare ciò che credeva. Qualsiasi cosa fosse stato imposto dal regime andava distrutto. Nessuno si rendeva conto, che da lì a poco i loro figli li avrebbero accusati di non avergli lasciato un futuro. Guadagnata la libertà si è entrati nella schizofrenia sociale. Ricordo i comizi di Sali Berisha, colui che fu visto come l’uomo della libertà. Passai dall’inno agli urli “Liri-Demokraci” (Libertà -Democrazia). Sento ancora il dolore delle due dita sempre in su ✌ . Ero una bambina e l’unico gioco in cui vedevo entusiasmo e partecipazione di tutti era la politica, questo sconosciuto mondo di pensieri di libertà, uguaglianza, diritti. “Faremo l’Albania come tutta l’Europa”  era il grido del Leader PD, Berisha, che trascinò gli albanesi in piazza, tra i palazzi di storia, nei congressi eccetera. Tutto, chiaramente, segnato da vandalismi di ogni genere, perché il passato andava distrutto. Nulla doveva sopravvivere, oramai eravamo liberi, avremo costruito un nuovo futuro. Distruggere i negozi, le scuole, i parchi, gli autobus, rubare il marmo decorativo, estrapolare le piastrelle delle strade, scrivere sui muri, bruciare i libri, svuotare le biblioteche, portare a casa le sedie dei cinema, i fiori dei parchi, iniziare a costruire aggiunte di palazzi finché la strada non sia più praticabile, occupare i parchi con bar, e poi, bar, e bar ancora. Tirare su ville su ville, l’una attaccata all’altra, sempre più in alto perché bisogna essere più grandi dei vicini. Sempre più accanto al sole. E poi, quegli amici maschi che non erano più amici. Ad un tratto, la libertà ci aveva isolato. Se prima si temeva che il vicino di casa fosse una spia del regime e potesse trasformare la tua vita da compagno comunista in una sopravvivenza in internato, con la libertà guadagnata, il vicino, poteva essere il tuo carnefice. Probabilmente i suoi figli maschi potevano essersi dati al traffico di esseri umani, potevi trovarti ad un tratto, dall’abbraccio di un amico a quello di un criminale senza scrupoli che faceva del tuo corpo, tra le strade dell’Europa, la sua fonte di guadagno. E poi, c’erano le armi…chiunque ne possedeva una. Chiunque poteva spararti anche solo se riteneva che quel saluto, quel sguardo, quella parola che gli avevi riservato non fosse stata giusta. Tutti onnipotenti. Non più il dittatore, ma gli anarchici. Il tutto, davanti agli occhi dell’uomo della libertà, Berisha, la Destra albanese. Chissà perché però, nonostante tutto questo, io, ancora bambina, non patii più di tanto quel caos. Era solo un’altra realtà, diversissima dal regime, ma anche l’unica che mi era stata data per nota. Non sapevo neanche che si potesse vivere in uno Stato con più di un partito!… Avendo in famiglia persone che il regime lo hanno combattuto pagando con la loro vita, zii internati, partigiani che quando difendevano l’Albania combattevano per un’Aquila libera, democratica, degna della sua storia, era naturale trovarsi a Destra. Sarà che quelle file interminabili per potersi aggiudicare un chilo e mezzo di pane, oppure sei uova, mezzo chilo di carne al mese e cosi via, costituivano ancora un ricordo recente. Sarà che guardare la Rai nascosti sotto le coperte insieme alla TV, con il volume ai minimi per non farci scoprire, era stata un’esperienza surreale. Ma, sta di fatto, che il PD (Partia Demokratike), la Destra albanese, era l’unico partito per cui tenere. I racconti delle sofferenze dei nonni durante il regime, le lacrime delle persone che si sono visti rubare la dignità, la vita, per una parola ritenuta sovversiva  dal dittatore. Sarà che la storia come ce lo hanno raccontato nei 50 anni di dittatura era fasulla, e chi venne dopo si preoccupo solo di distruggerla non di correggerla, buttandoci in un mare di ignoranza. Sarà che, per gli albanesi essere di sinistra quei anni significava essere nostalgici del regime… Non lo so…so però che da bambina, senza nessun vero riferimento storico, senza aver approfondito il mio “tifo” politico, io ero di Destra. Tutto, purchè fosse lontana dalla dittatura comunista. Poi però, smetti le vesti dell’infanzia, cerchi di definire i tuoi pensieri. Alimenti la tua passione per la politica e società approfondendo i concetti. Sfogli i libri di storia, quelli di arte ( che fa più politica di quando si crede), studi le religioni, la personalità, ti arricchisci ogni giorno di più dell’infinita di sapere che appartiene al mondo. Scopri la multiculturalità, conosci l’estremismo, distingui le dittature ( di Destra e di Sinistra) dal pensiero delle correnti Socialiste e Liberali. Cosi, la vita, le passioni, gli ideali, le esperienze, i desideri, i principi che ti sei costruita da sola volendo conoscere, sapendo che non sarà mai abbastanza, ti indirizzano verso un altro credo politico da quello in cui sei nata ( dittatoriale comunista), a quello in cui sei cresciuta (anarchico di Destra). Pienamente, responsabilmente, fedelmente innamorata della libertà, della diversità, parità, eguaglianza di diritti. Cosi, scopri che … di certo non sei di Destra. Rispettabilissimo pensiero politico. Un ottimo equilibrato confronto di idee. Madre di figure eccellenti nella storia, che hanno fatto la storia. Ma, la politica è anche amore, è passione, è soprattutto lo specchio dell’animo di chi ci crede. Ed io credo, e morirei per garantirla, nella libertà ed uguaglianza. Quest’ultimo particolare FONDAMENTALE mi porta assolutamente verso il cuore. 🙂

3 risposte a "Outing"

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  1. L’ho scritto su Facebook ma lo ripeto: Ne ho lette tante di opinioni/analisi in occasione dell’anniversario della “Libertà”. Io avrei compiuto, sette giorni dopo, un anno. Oggi, ne sto compiendo 25, sono divenuta (da bambina) una donna, ma sento ancora che il mio paese continua a considerarsi un adolescente patricida, “appena liberato” dal complesso di Edipo. Si continua a fare costantemente riferimento verso questo passato con parole di odio distruttivo, ma comunque d’ispirazione e di orgoglio vittimistico. Un punto di partenza per qualsiasi dibattito religioso, politico, culturale e anche internazionale.
    La lingua batte dove il dente duole, e questo dente duole da troppo tempo. Cose accadute molto recentemente hanno già avuto una spiegazione epistemologica, un’analisi, da parte di specialisti, ma questi 45 anni sono un incubo ricorrente per il nostro popolo. Ci presentiamo come le vittime di quel regime. Ma dimentichiamo che sono passati 24 anni e nel frattempo la storia non ci ha aspettato né lo farà.
    Tu, con onestà e disincanto, hai riassunto il bello e il brutto, il costruttivo e il distruttivo, ma soprattutto un’atmosfera: quella paura diversa nei toni ma continuativa, dalla “caduta degli dei” alla caduta degli ideali. Hai trasmesso quei valori preziosi della dittatura; e i disvalori della democrazia anarchica; perché per superare i “traumi” collettivi, bisogna avere il giusto e onesto punto di vista.
    Ma soprattutto, come spieghi benissimo tu, è necessario evitare le illusioni degli estremismi e delle utopie e farsi un PROPRIO pensiero, ottimista, colorato, incoerente al proprio passato, cosciente, vivace e soprattutto LIBERO.
    E, finalmente, ANDARE AVANTI verso NUOVE sfide!
    PS: Complimenti! Letto a casa, naturalmente con traduzione (perché certe cose in albanese emozionano) e… ci hai commosso!

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  2. Finalmente! Dopo qualche mese che cerco di cavare un qualche punto di vista politico circa l’Albania a Fioralba, arrivi tu. O meglio, è lei che mi ha “dirottato” su di te per queste spiegazioni, lei preferisce “balcanizzarmi”, approfittando della mia curiosità. E mi sta benissimo.
    Sono italiano, mai avuto a che fare con l’Albania, perciò direi che il tuo outing è almeno doppio.
    Il primo denota grande coraggio difronte ad una platea di connazionali ancora divisi da categorie quali destra e sinistra. Il coraggio di descrivere anche con nostalgia un periodo destinato oggi alla totale damnatio memoriae. Ma chi non sarebbe confuso e diviso dopo che una dittatura è finita da così poco tempo, anzi durante le vostre stesse vite. Si sente lo sforzo immane che fai per “uscire” dal bozzolo caldo della tua infanzia, della tua educazione, della tua famiglia, della tua terra -oggi sei qui.
    Per me, ultracinquantenne, solo echi orecchiati in casa da genitori e nonni. Note di dolore e di estraniamento, ma anche di scoperta, anche loro hanno molto viaggiato, fisicamente e nelle idee.
    Il secondo outing è quello che sento più vicino, la determinazione di volere con gli altri un cuore condiviso. La vera politica, l’arte della “politeia” il disegnare la città come la vogliamo tutti e tutti insieme.
    Qui promuovi tutto l’apolidismo che sento rispetto a qualunque territorio linguistico, fisico e mentale.
    Grazie dell’ispirazione. Vediti “vergine giurata” di Laura Bispuri, un balsamo interiore. Come outing una vera bomba!

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    1. Perdonami il ritardo Sandro. Ho sempre mille dubbi se rispondere o meno ai complimenti. Sarà che ciò che mi viene naturale non riesco a definirla una conquista o d’esempio. Sarà che immagino un mondo, come l’hai scritto anche tu, dove certi concetti siano scontati. Non saprei…ma cmq grazie infinite delle belle parole e grazie anche alla Fioralba che di questo pezzo, mi ha dato larga prova, se ne è innamorata. Benvenuto!

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