Quando le donne si raccontano…

Avete presente quelle sensazioni improvvise che ti prendono allo stomaco e sai, anche se non conosci il perché, che vanno seguite.

E’ stato proprio cosi anche quello del sabato scorso a Parma, che ha visto l’associazione albanese “Scanderbeg” dare vita ad una idea durata 2 anni in meno di 48 ore.

“Le donne albanesi si raccontano”

Una saletta piena di anime, uomini,- tanti,- e giovani ed adulte donne. Con la presenza della testata giornalistica di riferimento per gli albanesi in Italia e per gli italiani che vogliono conoscere l’Albania, Albanian News, nella veste di Sonila Alushi. Grintosa, determinata, preparata giovane donna albanese, residente a Bergamo, mamma di due splendidi figli, nonché una attivista per l’integrazione e le pari opportunità.

Donne e ragazze riunite in cerchio, che tra le rime, hanno raccontato le loro esperienze dal viaggio verso Lamerica alla vita condotta in Italia, tra diffidenze, paure, domande inopportune e tante occasioni perse perché straniere. E poi le conquiste, le amicizie, gli amori, la passione per la Terra che le ha adottate. Rime di profondi e contrastanti sentimenti che hanno commosso i presenti, di gran numero italiani, che si approcciavano alla conoscenze della donna albanese.

Un confronto di opinioni e di esperienze che si è presentato come una finestra alla conoscenza di un mondo che condividono tutte le donne ma in culture diverse. Perché, integrazione, non significa solo non lasciare le persone morire sui barconi od offrirli un piatto di pasta. Integrazione significa conoscenza, e questa va alimentata con la curiosità, con la volontà e le possibilità di apprendere la cultura dell’altro.

Il dibattito si è spostato anche sulle differenze tra le donne albanesi e quelle italiane. Si sono trovate delle pecche, come l’idea di una donna casalinga e dedita solo ai figli, ma anche delle conquiste, che però le sono da sempre riconosciute, come essere delle donne tenaci, determinate e combattive.

Su questo filo del confronto ha seguito anche l’inno alla neo dottoressa Biancalaura Perlini, innamorata della cultura dell’Aquila bicipite al punto di onorarla con la sua tesi in specialistica riguardo al matrimonio albanese. Un analisi che ha visto attraversare la storia dell’istituto del matrimonio albanese a partire dall’antico codice Kanun ai giorni d’oggi. Una tesi di altissimo valore, premiata dalla commissione universitaria con il massimo dei voti. Sull’analisi si trova il nome di Biancalaura Perlini, ma gli organizzatori e gli amici albanesi sembrano provare, forse, più emozioni della stessa neo dottoressa per il riconoscimento, la ricerca ed il lavoro svolto nel diffondere la cultura albanese.

“Nel conoscere la vostra cultura,- ha spiegato Perlini,- ho imparato ad amare di più la mia. Non perché sia migliore ma perché voi avete l’ideale della vostra ed è qualcosa che colpisce ed insegna a come amare la propria. Le donne albanesi, – ha continuato,- sono notoriamente riconosciute come tenaci, forti, autoritarie in Albania. E cosi lo è davvero. Siete un popolo aperto, ospitale, caloroso ma nel contempo diffidente. Ed è stato proprio questo tratto “negativo” che mi ha portato a voler capirne di più”

Già, forti e tenaci come Sonila Alushi, che non si è di certo fermata all’opinione comune della donna albanese in quanto casalinga, che si è sempre fatta rispettare per le sue idee ed il suo lavoro. Che anni dietro, non ha risparmiato le parole neanche al “Papi” Berlusconi quando, nelle sue uscite ufficiali da Presidente del Consiglio vestiva i panni del comico ed ha ridicolizzato, offeso e sottovalutato la donna dell’Aquila. Allora, Alushi difense l’onore, la rispettabilità, l’integrazione della donna l’abanese davanti alle telecamere di “Servizo Pubblico” in onda sulla Rai, oggi invece sarà la rappresentante d’eccellenza di una storia tra delusioni e conquiste di una immigrata albanese per un nuovo documentario che andrà in onda presto su Rai Tre.

Una commossa Sonila Alushi, ringrazia l’associazione albanese “Scanderbeg” per l’iniziativa di far conoscere il valore della donna albanese e ringrazia tutti gli italiani presenti che hanno affollato la sala dell’evento. “Perché, – dice,- dobbiamo esseri fieri – non orgogliosi – della nostra storia. Di ciò che le nostre madri ci hanno insegnato e dobbiamo aprire le porte a finché ci conoscano”

Una serata di emozioni, si direbbe tipiche delle donne, ma che ha visto protagonisti attivi di domande, di spunti su cui ragionare con i partecipanti, gli stessi uomini. Una risposta all’opinione comune fondata sulla non conoscenza. Idee formate sul piano estetico e risicate per la diffidenza dello straniero.

Un passo verso l’amalgamarsi della cultura italiana e quella albanese.

Amalgamarsi, appunto, perché per quanto vicini i due Paesi, per quanto la storia li abbia trovato parte attiva nel contempo, per quanto gli albanesi amino l’Italia, l’Albania è una cultura diversa. Non deve fondersi con quella italiana, non deve assomigliare, non deve nascondersi dietro il bisogno di essere accettati. La donna albanese, come quella nigeriana, peruviana, come tutte le donne di questo mondo,è frutto della sua cultura, di sua madre, delle sue usanze. Spesso incomprensibili per l’opinione italiana e difficilmente promosse. Ma, tutto dipende dalla conoscenza che si ha della cultura altrui. Tutto dipende da quanta curiosità, volontà e possibilità riusciranno le donne di oggi a trasferire ai propri figli perché altre donne domani non si trovino a dover far scoprire la loro cultura a piccoli passi. Perché non si nascondano. Perché vengano amate e sopratutto rispettate in egual modo.

***

La serata è continuata con una visibilmente emozionata dott.ssa Perlini, che si è vista premiata con un certificato di riconoscimento al valore della sua opera anche dall’Associazione nazionale albanese “çameria”, per il suo contributo al diffondere della cultura albanese, non solo grazie alla tesi, ma anche al suo video documento che racconta il dolore del popolo çamuriota.http://www.albanianews.it/cultura/storia/1228-cameria

Agon Italia, da Caprarica alla sede dell’albeggiante canale tv.

Una solita giornata da “giornalista” freelance.

Mi trovo davanti all’ingresso della sede della giovane rete televisiva Agon Channel Italia. Mi avvicino al portone, parlo con la guardia dell’edificio, mi presento e vengo accompagnata all’interno della redazione di Agon Channel Italia che risiede soppalcata a quella madre, albanese.

L’anno scorso ero andata a conoscere i preparativi per il lancio rimanendo colpita dall’entusiasmo che trasmettevano i giovani collaboratori italiani chiamati alla riuscita del progetto. Avendo portato a casa le dichiarazioni del direttore esecutivo Marco Olivieri ( vedi Tirana 1,2,3 in onda Agon Italia) mi soffermai questi mesi ad osservare lo sviluppo di quanto promesso.

Ma, dopo le dichiarazioni di Antonio Caprarica ( ex direttore news di Agon Channel), di come la struttura per la produzione italiana fosse fatiscente, incoerente con l’ambizione del produttore. Di come, secondo l’ex corrispondente Rai, gli operatori fossero sfruttati ed il prodotto finale da presentare al pubblico dello stivale non potesse essere migliorato in condizioni cosi precarie, la curiosità di indagare e capire meglio le sue accuse mi spinse ad accertarmi di quanto lui ha dichiarato e di documentare la realtà lavorativa della sede.

Ebbene sì, la redazione italiana risiede appunto, nell’imponente soppalco ricavato in altezza all’interno di quella fortunata dell’aquila bicipite. Sono una decina di scrivanie comunicanti, come in tutte le redazioni giornalistiche. Quella del direttore a fronte tutti per poter comunicare, riunire e progettare la giornata.

Gli studi a disposizione per la registrazione dei programmi sono solo tre per entrambe le reti. Gli operatori che concorrono allo sviluppo del palinsesto sono gli stessi. Le camere di regia non sono mai vuote ed a fatica incastrano i tempi tra un prodotto riferito al pubblico albanese e quello italiano. I montaggi dei programmi italiani invece avvengono in separata sede. Come dichiarato da Caprarica, all’interno dei contener  sistemati nell’area parcheggio della sede televisiva o meglio delle sedi televisive. Perché è sicuramente vero che tra di loro vi sia una collaborazione/invasione di spazio ma è altrettanto vero che l’una senza l’altra, da quanto me accertato, non potrebbero esistere.

Per la precisione i contener sono insonorizzati, riscaldati e ventilati. Dotati di tutte le apparecchiature necessarie per il montaggio del prodotto finale.

“E’ un esperimento che ha bisogno di prendere le misure,- dice Juli Binjaku, giornalista albanese e colonna di supporto per entrambe le reti,- e nessuno di noi prima poteva conoscere i limiti, le difficoltà e le possibilità di riuscita. E’ facile giudicare prendendo in esempio grandi strutture di televisioni ed affermate italiane e/o albanesi, ma nessuno considera l’ambizione e la grinta che questa nuova rete, soprattutto italiana offre al pubblico e l’opportunità a noi collaboratori di costituire le fondamenta e di solidificarle facendo crescere la struttura e sviluppandoci insieme . E’ una opportunità unica, – continua Juli,- per i giovani giornalisti ed operatori che hanno voglia e capacità di crescere. Siamo tutti alla ricerca del nuovo, ci lamentiamo di continuo di non trovare spazio di sviluppo all’interno di grandi televisioni, di non essere presi in considerazione nelle nostre idee innovative e di essere sottopagati. Ma con Agon, nonostante le difficoltà tipiche di una rete in rodaggio (soprattutto quella italiana) abbiamo dimostrato che si può dare spazio all’innovazione, si può mettere in piedi una rete in corrispondenza e farla crescere stimolando il desiderio e l’ambizione di giovani giornalisti”

Gli operatori, i cameramen, i supporti tecnici li trovi sempre tra le mura della sede in attesa di continui spostamenti sul loco della notizia da cogliere. Sono intercambiabili e professionisti del loro mestiere. La maggior parte di quelli incontrati provengono da altri canali principali dei media televisivi albanesi. Ragazzi e ragazze giovani che riconoscono il bisogno di un allargamento della struttura e di una organizzazione più definita delle due reti ma che ti contagiano con la loro grinta portando l’attenzione su quanto fatto fino ad ora.

Vige un frenetico entusiasmo all’interno delle redazioni. Un via vai di persone comuni, di professionisti ed anche dilettanti di tutte le età che offrono la loro immagine, l’esperienza di vita, di lavoro, la loro formazione culturale e professionale partecipando agli infiniti casting messi in piedi dalla redazione italiana. La ricerca di calciatori, di modelle, di bodyguard e diverse altre figure uniti dal desiderio di offrire il nuovo. Qualcosa che in Italia non si era ancora offerto. E non stupisce infatti, che tutti, soprattutto giovani giornalisti italiani, siano disposti allo spostamento permanente in Albania pur di trovare lo spazio che permetterebbe a loro di mettere in risalto la loro preparazione e le loro facoltà. Ne sono un esempio, Tommaso Mattei e Giorgia Orlandi, giovanni con comprovata esperienza giornalistica, anche internazionale, che hanno lasciato famiglia ( Mattei moglie e figli) per conseguire la loro crescita professionale mettendosi a prova di facoltà a fianco del responsabile della redazione sportiva di Agon Channel al quale, dopo l’abbandono di Caprarica è stato affidato la direzione della redazione News, Giancarlo Padovan, giornalista professionista dal 1982, editorialista, opinionista nonché docente universitario. Nel suo curriculum troviamo anche collaborazioni con il quotidiano “La Repubblica”, “Il corriere della Sera”, “Il Fatto Quotidiano”  ed innumerevoli presenze in autorevoli trasmissioni sportive delle grandi reti italiane.

Visto da fuori, da chi si trova lì solo per documentare, appare tutto molto suggestivo e disorganizzato. Giudicando dal lancio fatto a Milano della rete Agon Italia in tanti hanno immaginato, grazie anche alla presenza di figure come Simona Ventura, che la sede della rete fosse un colosso di immagine. Quella è l’ambizione! Quella è la prospettiva!

Nuovi studi in costruzione che permettano una migliore suddivisione degli spazi tra le omonime reti albanese ed italiana. Nuovi collaboratori chiamati ad offrire la loro preparazione. Una rete logistica in continuo sviluppo, un palinsesto aggiornato, diritti di immagine in trattativa e la costante consapevolezza di poter crescere.

Chiedere oggi, a meno di tre mesi dalla nascita della rete italiana, che Agon sia competitiva ed impeccabile sarebbe non riconoscere il lavoro quotidiano che tutti i giornalisti ed operatori sono chiamati a fare.

Non esiste una pillola magica, niente trucchi e niente miracoli. Esiste la tenacia, la preparazione, l’incentivo che ti porta a migliorare. Osservando le decine di giornalisti italiani concentrati davanti ai loro computer, presi da mille telefonate per cogliere la notizia,organizzando il palinsesto, selezionando le immagini ed i video, si nota come corrono sotto-sopra tra le due redazioni, discutendo con i loro colleghi albanesi su come costruire e migliorare i programmi. Si coglie la loro dedizione e passione per questo progetto che li ha portati oltre mare lasciando famiglia, amici e lavori “fissi”, e dovrebbe insegnarci, aldilà dell’interesse economico di un editore, che l’Italia ha sete di incoraggiamento. Che i costi per la costruzione di una struttura ed il suo mantenimento affaticano e sacrificano la crescita dei nuovi giornalisti.

La maggior parte del pubblico non sa che nello stivale un articolo viene pagato anche solo 5 euro, e tante, troppe volte non viene retribuito affatto. (vedi Vesti da blogger) Il pubblico ignora, e non certo per colpa sua ma per il sistema burocratico, quello tassativo e di favoreggiamento che affligge l’Italia, che tantissimi giovani giornalisti e aspiranti tali all’interno dello stivale non trovano spazio poiché la redazione non si può permettere di pagarli oppure non sono figli di privilegiati.

Si giudica sempre il prodotto finale. La nostra società ce lo ha imposto nel tempo e sempre meno analizziamo il percorso di un prodotto, di una immagine e di un risultato.

Il lavoro di un giornalista, il dare vita ad una rete, la ricerca, l’analisi di un fatto e la certificazione delle fonti, il presentare la notizia al pubblico accolto da uno studio televisivo che trasmetta serietà e ponderazione, non è misurabile e valutabile all’interno dello spazio di una trasmissione televisiva.

Vi è sicuramente bisogno di un allargamento di strutture e di nuove collaborazioni all’interno di Agon. Manca la facoltà di trovarsi sul pezzo con una troupe propria in loco italiano. Sicuramente la logistica chiede accorgimenti, ma Mediaset non nacque quella di oggi, LA7 neanche.

Direi, che per giudicare questo progetto dovremmo aspettare almeno la prossima stagione autunnale quando il quadro delle possibilità e di difficoltà sarà più chiaro. Quando si prenderà atto di ciò che si può fare, che si deve e di ciò a cui bisogna rinunciare.

Per adesso, dopo la mia breve permanenza tra le due redazioni, posso testimoniare la veste di euforia da cui sono pervasi i collaboratori, la chiarezza sull’obbiettivo da raggiungere e gli investimenti in atto per migliorare il lavoro di gruppo.Tutti incentivati sulla crescita professionale e la non meno importante, quella economica.

Italia-Albania: derby di casa mia

Di Marco Pacciotti

Coordinatore Nazionale del Forum Immigrazione PD

“Italia – Albania, derby di casa mia” era scritto a mano su uno striscione esposto a Genova durante l’amichevole fra le rispettive nazionali di calcio.

Una frase semplice e geniale, rivelatrice dello spirito che ha spinto decine di migliaia di nostri concittadini albanesi ad andare allo stadio. E’ stato uno spettacolo nello spettacolo, passato un po in sordina nei media rispetto agli allarmi lanciati invece nei giorni precedenti dopo la partita con la Croazia e memori di quanto avvenuto in precedenza nella partita con la Serbia.

E’ andata molto diversamente ed è giusto ribadirlo e cercare di capirne le ragioni. Eviterei subito quelle “manichee”, per cui esisterebbero popoli buoni e altri meno. Ho la fortuna e il piacere di avere amici provenienti da vari Stati balcanici e di aver viaggiato nei loro Paesi. E sempre ho trovato accoglienza e civiltà, a conferma che le persone e i paesi vanno conosciuti per farsi un’idea. A Genova però qualcosa di staordinario è accaduto e credo che anche la location abbia contribuito. Provo a spiegarmi. Da circa 25 anni la migrazione albanese in Italia ha rappresentato a periodi oggetto di articoli e riflessioni, quasi sempre negativi. I primi articoli, in coincidenza con l’arrivo di barconi strapieni, erano un po’ paternalistici e descrivevano queste persone come un popolo di straccioni in fuga da aiutare con sopportazione. Poi venne la stagione degli albanesi ladri, stupratori e violenti e se ne parlava quindi unicamente in cronaca nera. Da qualche ora invece se ne parla come di angeli spuntati dal nulla. Certo meglio questa di rappresentazione che le altre, ma anche questa è frutto di ignoranza e a pensarci bene… la sorpresa di tanti sul comportamento encomiabile denuncia un pre-giudizio negativo.

Credo invece che andrebbe detto che i 25.000 albanesi allo stadio, non sono spuntati dal nulla, ma fanno in larga parte di una diaspora di oltre 500.000 donne e uomini che vivono e lavorano da anni in Italia, di ragazzi nati e cresciuti qui, che sentono l’Italia come “casa mia” appunto, e pertanto ci vivono con rispetto, affetto e, cosa non trascurabile, producendo ricchezza economica e culturale per tutti noi. Donne e uomini che come noi hanno vissuto con sgomento la tragedia di Genova alluvionata e che forse hanno colto questa occasione per dimostrare gioiosamente la loro doppia appartenenza anche attraverso la presenza, in segno di vicinanza alla rappresentativa nazionale e alla città. Non credo fosse solo voglia di riscatto, di mostrarsi diversi da come per anni si è stati descritti o migliori di altri. Penso da quel che ho visto, letto e ascoltato che sia stato un fatto spontaneo e naturale. Ecco qui credo sia la differenza di quanto accaduto negli spalti e da questo vengano quelle parole sullo striscione. Altre tifoserie vengono da fuori, e pochi cretini che considerano terreno di conquista gli stadi delle squadre avversari ci possono stare. In questo caso invece c’erano migliaia di persone venute a sostenere la loro squadra in quella che consedirano casa loro, e la propria casa si tiene con cura e affetto, insomma “casa dolce casa” è un motto universale e si è ben visto anche questa volta!

Fratelli d’Albania…

Di Paolo Muner
Manco da questo “blog” praticamente dal primo giorno, quello del Giuramento di Darina; e l’occasione che mi ci riporta oggi è di quelle, diremmo, della “stessa serie”, solo che – Darina non me ne voglia – questa è enormemente più “importante”.
Parliamo di calcio? No, di tutt’altro…
FRATELLI D’ALBANIA
Uno dei luoghi comuni – giornalisticamente – più abusati, a proposito dell’”utilizzo”, da parte degli italiani, dei due sommi simboli nazionali (l’Inno e la Bandiera”), ci ricorda come tali valori vengano purtroppo “rispolverati” solo in occasione – ahimè – della partite della nazionale di calcio.
Il che è terribilmente vero.
Sarà frutto di mezzo secolo di lavorio sotterraneo (nemmeno tanto…..) di una certa intellighenzia di parte, sarà che – magari sbagliando – ci portiamo addosso qualche senso di colpa, e qui sarà anche che siamo pure un po’ “fessi”, perché , senza andare molto lontano, abbiamo dei vicini europei che ne hanno combinate ben peggio, e vanno in giro per il mondo, non da oggi, ma da subito dopo la guerra, sempre a “testa alta”, fatto sta che in Italia, quei due simboli, Inno e Bandiera, a volte sembrano orpelli scomodi.
E, tutto sommato, bistrattati: bandiere esposte sulle facciate di edifici pubblici, anche sedi di istituzioni importanti, logori, stinti e strappati e, per quanto riguarda l’inno, va bene se i più (compresi i nostri ex-campioni del mondo super pagati) ne conoscono le prime due strofe (e lasciamo perdere quanto ne conoscano il vero significato); per non parlare del titolo, anzi dei titoli, perché, anche lì , siamo stati capaci di complicarci la vita.
Ma se, per vedere bandiere fiammanti (come quelle di cui parla Enest Koliqi in Tregtar Flamujsh) e sentire cantare l’inno nazionale a squarciagola, bisogna aspettare le partite della nazionale di calcio, le cose non vanno – negli ultimi anni – nemmeno troppo bene.
A meno che……a meno che non ti capiti di essere a Genova, Stadio “Luigi Ferraris”, Lunedì scorso, letteralmente gremito di migliaia di tifosi albanesi.
Si giocava, in amichevole, Italia – Albania, pare fosse addirittura la prima volta che le due nazionali si incontravano, nella pur ultracentenaria storia di rapporti tra i due stati…; dopo l’esecuzione dell’ “Himni i flamurit”, cantato in coro da un popolo intero che – si è visto dal labiale – lo conosceva perfettamente dalla prima all’ultima strofa, è stata la volta dell’”Inno di Mameli” (o Canto degli Italiani). E qui è successo quello che non esiterei a definire un fatto storico: accanto a poche migliaia di italiani, 10/15 mila albanesi lo hanno intonato anch’essi, come fosse la cosa più naturale del mondo, con una differenza, però, che, cantando quell’inno, addobbati di bandiere e simboli tricolori di ogni tipo (compresi tatuaggi sul viso) accanto a quelli – propri – kuq e zi, essi non intendevano manifestare il proprio affetto verso la “squadra del cuore”: quello lo avevano già fatto pochi minuti prima, intonando l’inno albanese.
La loro partecipazione all’inno italiano è stato un vero atto di amore verso l’Italia, perché, come ha felicemente scritto Durim Lika “Gli albanesi d’Italia…..quando sentono l’inno italiano è come una seconda madre che ti ha cresciuto e che ti sta vicino per 20 anni.”
In Italia – che si ricordi – non era mai accaduto qualcosa di simile!

agonchannel

La TV albanese Agon Channel sbarca in Italia.

La fama di questo giovane canale televisivo albanese era giunta anche prima di questa notizia shock nei media italiani. Notizia di poco tempo fa che ha fatto discutere parecchio nell’ambiente e nei social networks. Una rete, quella albanese che aprì le trasmissioni durante le politiche del 2013 in Albania dove a presenziare le interviste dirette ai politici in corsa alle elezioni fu Barbara D’Urso, attrice e presentatrice TV italiana. Il presidente di Agon Channel, Francesco Becchetti, amministratore delegato di “Becchetti Group” che investe nelle energie rinnovabili anche in Albania, aveva fiutato da anni l’amore e la passione degli albanesi per l’Italia e del pandorum di vita italiano che si riflette in Albania. La passione per la politica, per le trasmissioni generaliste, fiction e reality show sono tutte giunzioni di una cultura molto simile del pubblico medio dei due paesi. Appassionato dei media televisivi, Becchetti chiamò a sé gli amici professionisti del mestiere e da un piccolo appartamento di Tirana lanciò quella che oggi è diventata una delle reti più seguite e discusse d’Albania diretta da Alessio Vinci, una figura molto rispettata ed amata del giornalismo italiano che nel suo curriculum riporta anni di esperienza di successo internazionale.

Incuriositi da questa notizia e dal gran numero di italiani che lavorano dietro le quinte, nonché dalle notissime figure popolari italiane siamo andati a conoscere meglio la loro realtà in Albania e le scelte di marketing e di costume che hanno portato la decentralizzazione di questa rete.

A nostra disposizione abbiamo avuto il giovane e brillante Director Executive di Agon Channel Albania, Marco Olivari.

“ Quando a Milano mi giunse la telefonata del mio amico Maurizio, che mi invitava a lavorare in Albania rimasi un pò sconvolto e mi feci diverse domande. Perché Albania? Come sarà l’Albania, e gli albanesi? E poi mi sono risposto: Perché no! Oggi infatti, dopo diversi mesi che mi trovo qui e dopo il primo shock, inutile negarlo, apprezzo tantissimo questo paese, la sua cultura e la sua gente”

Come si trova a lavorare con i professionisti albanesi, oltre alla difficoltà linguistica?

“ Nessuna difficoltà. Gli albanesi sono un popolo meraviglioso. Sono ospitali, generosi, presenti e si prodigano per gli altri. Lavorare qui per chi è italiano è molto semplice. La nostra lingua è nota a tutti e tutti si impegnano a farti sentire a casa. In Albania puoi arrivare al Primo Ministro con una telefonata diretta. Puoi contare sulla professionalità e l’entusiasmo di chi lavora con te. L’unica pecca che mi trovo a dire è che, una volta raggiunto il loro obbiettivo, il loro benessere professionale, è tutto un avash-avash ( piano-piano).

Quindi cambia solo il nome dello Stato dove lavora non il sistema?

“No! Nelle mie precedenti esperienze lavorative nel mondo della comunicazione, come RAI, non mi era mai capitato di vedere alcuno che prendesse la pausa sigaretta cosi seriamente, ed all’inizio in Albania questo mi lascio di stucco, ma poi vedi come corrono, come rendono e quanto entusiasmo ci mettono e ti metti a fumare con loro.

Nonostante i pregiudizi iniziali che ancora oggi hanno vita in Italia sugli albanesi, per me gli albanesi sono italiani. La loro calorosità ha eguali nel sud Italia. L’ Albania è poco più grande di una regione italiana è caotica e sfruttata, per questo chi viene dall’Italia del nord come me può sentirsi inizialmente disorientato ma, nonostante abbia bisogno di diversi cambiamenti strutturali, di cultura civica e di infrastrutture Albania è veramente bella ed accogliente”

Siete partiti da un piccolo appartamento in centro a Tirana, oggi avete i vostri nuovissimi e bellissimi studios nella zona autostradale ed a ottobre prossimo vi incontreremo negli piccoli schermi di casa di ogni italiano. Come mai questa scelta? E come farete a gestirla?

“Il successo di questo poco più di un anno di vita ci ha caricati tutti di fatica, impegno ma anche di entusiasmo poiché i risultati non sono mancati nonostante si temesse il contrario. Presi dalla professionalità dei nostri collaboratori e dalla follia di chi ci guida abbiamo emulato la scelte che altre TV internazionali hanno fatto prima di noi, come la BBC, quella di decentralizzare. Si può produrre a costi minori raggiungendo risultati maggiori.

Oggi in Italia i colossi televisivi come RAI e Mediaset, faticano a sopravvivere e rischiano il crollo. Questo perché in tempi che corrono, la pubblicità scarseggia, l’offerta di programmi manca, i costi aumentano, la burocrazia pesa. Siccome noi abbiamo la nostra sede in Albania e nessuno può vietarci di trasmettere il segnale oltre confine, allora terremo la regia qui e trasmetteremo per il pubblico italiano”

Sì, ma come farete? I programmi non potranno essere gli stessi. Se farete riferimento al pubblico italiano dovrete anche modificare la vostra struttura dei programmi.

“E’ vero, infatti i programmi che andranno in onda in Italia saranno esclusivi per l’Italia. Potrà essere poco in comune con Agon Albania, e l’intento non è quello di tenerli uniti. Le trasmissioni che partiranno ad ottobre saranno tutte dedicate al pubblico italiano e si atterrà anche alla concorrenza.”

In Albania infatti Agon Channel propone trasmissioni come “ç’a thu?” molto simile a “Striscia la notizia” e “Antilope” simile alle “Iene”, trasmissioni queste che in Italia non possono assolutamente prendere vita in quanto sarebbero decisamente copiose. Allora con quali programmi riempirete la quotidianità del canale? Cosa porterete di nuovo per il pubblico italiano?

“Considerando che i costi di mantenimento di una rete in Albania, tra produzione, professionisti, messa in onda sono rapportati a 1 a 30 con l’Italia, sarà più facile chiamare i professionisti italiani a lavorare in Albania piuttosto che in Italia. La rete che prenderà vita nel ottobre prossimo sarà una rete italiana, che rappresenterà il pubblico italiano, i suoi amori, desideri, passioni e la politica italiana.

Raggiunto l’abbassamento dei costi i programmi che andremmo a produrre saranno di novità e di intrattenimento. Almeno per i primi tempi che serviranno a prendere le misure con il mercato ed indirizzare i professionisti nei loro ruoli definitivi”

Il piccolo paradiso imprenditoriale a due passi dall’Italia lo ha scoperto Francesco Becchetti. Le figure che collaboreranno con la rete saranno note, come Barbara d’Urso, Alba Parietti, lo stesso Alessio Vinci, ma anche nuovissime, selezionate scrupolosamente con i casting che stanno girando l’Italia per lungo e per largo. Un nuovo modo di fare comunicazione abbassando i costi e alzando la qualità come promettono ad Agon Channel.

La novità della prossima stagione, una nuova rete generalista completamente italiana diretta da Tirana e dai suoi professionisti albanesi. Il risparmio calcolato da Agon Channel dovrebbe aprire notevolmente lo spazio mediatico non sfruttato in Italia.

Darina Zeqiri

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